Francesco Casella

Le due determinanti visite di don Rua a Bari

Per avviare a soluzione le trattative in corso per aprire un’opera a Bari, lo stesso don Rua si recò in visita alla città per incontrare il canonico Beniamino Bux e visitare il luogo dove doveva sorgere l’eventuale fondazione. Di ritorno a Torino dopo il viaggio a Tunisi ed in Sicilia (31 gennaio – 7 maggio 1900), risalendo la penisola, dopo essere stato a Corigliano d’Otranto, il 22-23 aprile 1900 don Rua fu a Bari. Ecco cosa scrisse in proposito, il 25 aprile 1900, il suo segretario don Giuseppe Rinetti all’economo generale don Domenico Belmonte:

«Rev.mo e Car.mo Sig.D. Belmonte, Domenica 22 corr. alle ore 13,31 abbiamo lasciato la cara cittadina di Corigliano e accompagnati dal nostro caro D.Buzzetti, da due figlie e due figli del Sig. Barone Comi… siamo partiti alla volta di Bari.

Nelle fermate di Lecce e di Brindisi il nostro Superiore ebbe occasione di ossequiare l’Arcivescovo di Otranto ed i Vescovi di Ugento e di Nardò, che furono molto contenti di trattenersi con lui.

Alle 20 si arrivò a Bari. Ricevuti alla stazione dal Rev.mo Provicario Can.co Lamberti, dal Sig. Can.co Bux e da altri cooperatori, si andò all’episcopio, dove a nome di Mons. Arcivescovo, assente pel pellegrinaggio a Roma, il degno suo segretario D. Domenico Magrino faceva al nostro Superiore le più affettuose accoglienze e gli presentava la mamma e due sorelle di S. E. desiderosissime di vederlo e riceverne la benedizione.

Ieri mattina, celebrata per tempo la S. Messa, il Sig. D. Rua ricevette il Sig. Rettore del Seminario sac. Pietro Chirico, che gli presentò il primo numero di un grazioso periodico educativo-morale, intitolato l’Iride, che dal corrente mese incomincia la sua vita. Accompagnato poi dal prelodato Sig. Can.co Bux e dall’Ing. Pietro Tramonta uscì a vedere parecchi siti che verrebbero preposti per la costruzione di una casa salesiana. Poi si andò a visitare la monumentale Chiesa di S. Nicola… [segue la descrizione]. Visitata la città e fatte di molte care conoscenze si partì alla volta di Fossacesia, cittadina di circa 5.000 abitanti in provincia di Chieti…».

Della visita fatta a «parecchi siti» della città esiste anche la testimonianza dell’ing. Pietro Tramonta, che fu consegnata il 17 aprile 1925 al direttore dell’istituto salesiano don Federico Emanuel:

«Come da intesa verbale, mi pregio comunicare a V. S. Ill.ma che il compianto Sacerdote D. Michele Rua di s. m. è venuto due volte a Bari, in tempo che non saprei precisare, ma che può rilevarsi con sufficiente approssimazione dalle circostanze che verrò qui di seguito indicando.

Si premette che il defunto Canonico D. Beniamino Bux, fondatore dell’Orfanotrofio del Redentore, fin dalla sua fanciullezza ebbe in mente d’istituire nella città di Bari un ricovero di fanciulli orfani; ed all’uopo iniziò la raccolta del denaro che doveva costituire il fondo di dotazione del costruendo edificio, tenendo in serbo il primo denaro di strenna che ebbe dai suoi genitori in una piastra d’argento, moneta di quel tempo, che equivale a lire 5.10 della moneta attuale. Verso l’anno 1890, essendo egli Parroco sostituto della parrocchia di S. Ferdinando, pensò di costruire l’edificio nei tre lati nord, sud e ovest della Chiesa parrocchiale, facendosi concedere gratuitamente dal Comune il suolo della piazza S. Ferdinando; ed affidò al sottoscritto l’incarico della compila-zione del relativo progetto, che doveva essere informato alle norme dell’Orfanotrofio di Bartolo Longo in Valle di Pompei. Io manifestai dapprima la difficoltà da parte del Comune di sopprimere la piazza, e di concederne gratuitamente il suolo; e feci notare anche la insufficiente estensione di quel suolo.

Il Comune [= Il Canonico] però tenne duro; ed io compilai il progetto, che fu approvato da apposita Commissione composta dal Canonico Bux, da Mons. D. Carlo Lamberti, Vicario Capitolare della metropolitana e Par-roco titolare di S. Ferdinando, e dal Padre Raffaele D’Addosio delle Scuole Pie (defunti tutti e tre); ma il Comune non ne volle sapere.

Il Can. Bux allora si decise a far costruire l’edificio su suolo adatto in una zona esterna del fabbricato urbano, e si rivolse al primo successore di D. Bosco per avere in Bari un Padre salesiano nella scelta del sito ove si potesse edificare l’Orfanotrofio.

Venne D. Rua a Bari nei primi mesi dell’anno 1900; ed in una giornata di bel tempo, in compagnia del Can. Bux e dell’umile sottoscritto, in apposita carrozza da nolo, visitò la più parte dei terreni suburbani, trascurando quelli che si manifestavano chiaramente inadatti alla bisogna. La scelta fu fatta, e il sito era quello che è attualmente.

Chi non conosce D. Rua? Sapendo egli che io prestava gratuitamente la mia opera professionale, si degnò onorarmi motu proprio della nomina di Cooperatore, con diploma del 10 maggio 1900. Da ciò si rileva che D. Rua venne a Bari poco prima di questa data.

L’edificio era in costruzione; si erano fatti lavori dall’importo di circa 80 mila lire, quando D. Rua venne la seconda volta a Bari. Recatomi io una sera, per accidens, a far visita all’eccellentissimo nostro Arcivescovo Mons. D. Giulio Vaccaro, lo trovai in colloquio con D. Rua. Fui subito ammesso all’onore di essere umile terzo fra cotanto senno. Dopo i consueti convenevoli, si parlò dell’Orfanotrofio Bux (come allora si diceva), dello sviluppo dei lavori, della vertenza tra il committente e l’imprenditore, relativa alla liquidazione dei lavori eseguiti fino a quel tempo, e si accennò ai provvedimenti da prendere per l’avvenire.

Intanto era stato fatto, dal committente all’imprenditore, il primo pagamento in acconto, quando gli eseguiti la-vori avevano raggiunto l’ammontare di 40 mila lire; e dalla data di ricevuta del pagamento di eguale somma si può, con discreta approssimazione, arguire il tempo della seconda venuta di D. Rua a Bari, qualora mancasse un qualsiasi atto che potesse accertare con più soddisfacente approssimazione tale data… [Segue la notizia di due legati, rispettivamente di £. 20.000 e di £. 2.000, affidati alla parrocchia S. Ferdinando, con la clausola che sarebbero passati alla chiesa dell’orfanotrofio qualora fosse divenuta chiesa parrocchiale]».

Il canonico Bux, seguendo il consiglio di don Rua, acquistò il terreno alla periferia della città, ma lungo la direttrice del suo sviluppo, e comunicò il suo progetto a Torino. Don Rua, il 19 febbraio 1901, lo sottopose al Capitolo Superiore, che diede queste indicazioni:

«Da Bari D. Bux scrive aver comprato un bel terreno per incominciare l’opera salesiana, vi innalzerà una piccola cappella con casetta attigua e farebbe conto di abitare coi salesiani, aspetta che vengano presto. Il Capitolo fa rispondere: non conviene che D. Bux Beniamino abiti coi Salesiani e che perciò si riserbi per sé ciò che gli è necessario. Che esso incominci ad ufficiare la chiesetta in vantaggio della popolazione circostante e incominci pure la fabbrica dell’ospizio. Noi verremo quando le cose saranno disposte e appena avremo personale».

Una migliore definizione degli obblighi rispettivamente del canonico Bux e dei Salesiani avvenne nell’incontro a Roma tra lo stesso canonico e don Marenco, di cui il procuratore, il 28 maggio 1901, ne fece una relazione a don Rua.

 

L’inaugurazione ufficiale e la presa di possesso dell’orfanotrofio “Leone XIII” avvenne l’8 settembre 1905, come precisò lo stesso don Rua. Nel nuovo istituto, ascritto all’Ispettoria napoletana, furono inviati: don Giovanni Battista Garagozzo, direttore (1905-1909), due chierici: don Angelo Bertola e don Giovanni Biondo ed un aspirante Luigi Fuzio.

Nel gennaio 1906 fu in visita a Bari il consigliere generale per le scuole professionali, don Giuseppe Bertello, il quale, resosi conto che occorreva regolarizzare la posizione patrimoniale, ne avvisò il Capitolo Superiore nella seduta del 30 gennaio 1906:

«D. Bertello visitò molto in fretta le case dell’Ispettoria romana; Bari, S. Severo e Corigliano della napoletana ed alcune dell’emiliana. Ne dà un breve cenno ed osserva: 1) che in nessuna casa si fa il bilancio preventivo per non aggravare le non prospere condizioni finanziarie; 2) che bisogna stare attenti e regolarizzare presto la posizione nostra a Bari col can. Bux (D. Bertello stesso per incarico del Capitolo scriverà a D. Scappini);…».

Don Bertello suggerì dei consigli a don Garagozzo, il quale, a sua volta, dopo essersi consultato con mons. Vaccaro, il 19 febbraio 1906 chiese ulteriori precisazioni, in particolare sul testa-mento che avrebbe potuto fare il canonico Bux, all’economo generale don Filippo Rinaldi. La situazione si era fatta delicata perché Michele Bux, nipote del canonico, non nascondeva le sue intenzioni e lo stesso anziano canonico, in seguito ad una caduta, restava chiuso in camera immobilizzato dall’ingessatura. Dopo aver preso in considerazione varie ipotesi, il 17-18 maggio 1906 fu a Bari per la seconda volta don Rua, che si incontrò anche con il canonico Bux. Di questa visita don Giulio Barberis ci ha lasciato questa cronaca:

«17 [maggio]. Circa le ore 14 si parte per Bari [da Corigliano d’Otranto]…

A Bari il ca.no Bux spese forse già un cento mila lire per fabbricare una gran casa, ma non è compiuta ed appena ora può contenere 30 giovani. Ha come tre categorie, anzi quattro. Vi è l’Oratorio festivo (per ora non molto fiorente, essendo la casa abbastanza distante dalla città; ma la città è in continuo grande aumento e fra breve le abitazioni verranno fino alla casa). Vi sono poi dei semiconvittori, che vengono a scuola e si fermano a pranzo; e vi sono interni. Gl’interni sono divisi in due categorie: gli orfanelli, che sono i beniamini del Can.co Bux, i quali lavorano: vi sono per ora solamente i calzolai ed i lavori di casa. E vi sono gli studenti a pagamento (a £. 35 mensili). Il personale consiste tutto nel direttore, D. Garagozzo ed in due chierici. Vi è gran bisogno di altro prete e chierici.

18 [maggio]. Si ripartì da Bari a un’ora dopo mezzodì: vi fu un’ora d’aspetto a Foggia. Si arrivò a S. Severo vero le 5 cioè 17…».

 

L’incontro tra don Rua ed il canonico Bux dovette facilitare anche un’intesa per superare il problema della proprietà, che si trascinava da alcuni anni. Infatti, il 7 luglio 1906, con atto rogato dal notaio Carlo Carbone, il canonico Beniamino Bux vendette per £. 35.500 all’ispettore don Scappini, che rappresentava gli intestatari dell’atto del 1904 (eccetto don Ernesto Giovanni Oberti, nel frattempo deceduto), il fabbricato costruito sul terreno già acquistato.

(da F. Casella, Il Mezzogiorno d’Italia e le istituzioni educative salesiane. Richieste e Fondazioni (1879-1922), Fonti per lo studio, LAS, Roma 2000)